CATANIA

La crescita di Catania è stata, nel bene e nel male,  condizionata dal rapporto con l'Etna, usufruendo della fertilità delle campagne, soggiacendo alle colate, piegando la pietra lavica a materiale per costruire case. La popolazione non ha mai voluto abbandonare la propria terra e ha accettato di convivere con il rischio di eruzioni e terremoti; non solo, ma già dall'Ottocento la città ha cominciato a espandersi verso il vulcano, aggregando i paesi sulle pendici e creando un vasto hinterland senza soluzione di continuità. 

Oggi Catania si presenta come un grande agglomerato urbano, costituito da uno splendido centro storico, ricostruito dopo il terremoto del 1693 nella sfarzosità dello stile barocco, attorniato da quattro zone di espansione urbana: a sud il quartiere sorto tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo nella zona che era stata ricoperta dalla lava del 1669; a nord lo sviluppo verso il vulcano, che racconta progressivamente le sue diverse evoluzioni architettoniche dal barocco ai giorni nostri; a ovest l'espansione verso la borgata di Cibali, attuata nella prima metà del Novecento; a est l'espansione fino a mare, iniziata nel XIX secolo e proseguita nel '900 con la sequenza dei "Viali", che nel tratto finale si è trasformata negli ultimi decenni nel ricercato ed elegante centro commerciale della città.

L'itinerario tocca i punti cardine sia della città più antica, il castello Ursino e i ruderi del teatro ne sono i ricordi più importanti, sia di quella post-terremoto, della quale il Duomo, via Crociferi e la chiesa di S. Nicolò sono le massime espressioni; di un certo interesse anche la passeggiata attraverso via Etnea e viale XX Settembre, lungo il quale si dispongono alcuni esempi di edilizia novecentesca.

Catania però è anche il contrasto fra la sontuosità barocca di piazza del Duomo e il vociare dei mercati della vicina Pescheria, carica degli odori e dei richiami che invitano all'acquisto; ed è pure una delle mille tentazioni culinarie della sua tradizione: una granita di mandorle o di caffè con panna, le crispelle di riso ricoperte di miele, la pasta con le melanzane e la ricotta salata (detta alla "Norma" in omaggio al catanese Vincenzo Bellini) e le olivette dolci dette di S. Agata. E a questa santa, patrona della città, è dedicata una festa grandiosa, per la sua magnifica spettacolarità barocca, la sfarzosa illuminazione, i giochi pirotecnici, le folli corse del fercolo e dei devoti, ma sopratutto per il possente coinvolgimento emotivo dei catanesi.